Giro Giro Tondo | Design for Children

Siamo stati tutti bambini e, citando Antoine de Saint-Exupéry, anche se sono in pochi a ricordarsene, è altrettanto vero che basta poco a far riaffiorare ricordi, sensazioni e profumi più o meno lontani della nostra infanzia.

Basta un ponte sospeso, quello della Triennale di Milano, che conduce all’interno della grande bocca di Quadratino, il famoso personaggio di Rubino. Un richiamo innegabile, tangibile, come una calamita…

Un’aspettativa che non viene tradita perché l’ouverture dell’esposizione “Giro Giro Tondo. Design for Children” è davvero qualcosa di coinvolgente: immerge all’interno di un’enorme scatola nera e lucida, che riflette all’infinito le riproduzioni in scala gigante di oggetti del design ludico.

© La Triennale – Ph. Gianluca Di Ioia

Un’atmosfera da sogno e con un’anima pop, un’alternativa al “paese delle meraviglie” di Carroll che, inaspettatamente, tira fuori il nostro lato più giocoso ed entusiastico ed induce a riconoscere, scoprire e toccare con mano (purtroppo non è permesso, ma la mostra deve resistere fino a Febbraio 2018!) i protagonisti di questa realtà deformata.

© La Triennale – Ph. Gianluca Di Ioia

Il percorso prosegue nei luminosi ambienti di un “giardino incantato”, con morbido pavimento-prato in gomma, suddiviso in cinque sezioni dedicate al rapporto dei più piccoli rispettivamente con gli arredi, i giochi, le architetture, i segni, ed infine con l’educazione. Un viaggio nella storia del design italiano del novecento che pone il bambino, con la sua fisicità e la sua percezione della realtà, al centro di un percorso progettuale ibrido, tra funzionalità e gioco, di designer e architetti.

© La Triennale – Ph. Gianluca Di Ioia

Ma è soprattutto un tuffo nei ricordi, dalla cameretta che con l’adolescenza abbiamo frettolosamente voluto sostituire, ai nostri giocattoli, tesori che mai avremmo pensato di dover gradualmente accantonare.
Ritiriamo fuori dai cassetti della memoria le gomme delle merendine del Mulino Bianco, le piste da corsa della Polistil, la tenda degli indiani che tenevamo a casa dei nonni, dove andavamo a giocare al Sabato. Ci ricordiamo perfino del Robot Emilio, che tanto avremmo desiderato per Natale e che invece è stato spodestato da quei fastidiosi pacchetti molli che preannunciavano maglie o pantaloni; e poi dell’odore di gomma dei personaggi della Disney, del pongo, delle costruzioni… delle sorpresine della Kinder e di quando al bar scuotevamo tutti gli ovetti per riuscire ad intuire, dal suono, quale fosse quello con la sorpresa “1 su 5”.

© La Triennale – Ph. Gianluca Di Ioia

Il design di un gioco non è un gioco:  progettare il perfetto equilibrio tra le esigenze del bambino e quelle dell’adulto compratore, tra regole e creatività, tra manualità e tecnologia, tra divertimento e pedagogia, richiede l’impegno di molte competenze tecniche, scientifiche ed umanistiche.
Ogni oggetto fissa un periodo temporale e rimanda a ricordi esclusivi, a suggestioni uniche, a momenti e storie che abbiamo vissuto solo noi.

© La Triennale – Ph. Gianluca Di Ioia

Interessante la sezione dedicata all’evoluzione dell’architettura scolastica che, a partire dal 1907 con Maria Montessori (Casa dei Bambini – Roma) e basandosi sui principi della pedagogia, abbandona l’idea di “cella per l’infanzia” a favore di soluzioni aperte verso l’esterno, luminose e dotate di attrezzature su misura. Un percorso che tocca l’architettura razionalista, gli anni della ricostruzione fino al modello di Reggio Children, degli anni novanta del secolo scorso, molto apprezzato all’estero.

L’esposizione dedica anche approfondimenti a personaggi e figure particolari come Depero, Munari, Dalisi, Pinocchio ovvero a temi centrali della cultura dell’infanzia, dall’animazione del cinema e della pubblicità, alla scrittura e al disegno.

Una visita da consigliare, rivolta a tutta la famiglia, dove i più piccoli potranno scoprire come giocavano o studiavano i loro genitori ed i loro nonni, in un tempo, nemmeno così lontano, senza telefoni o internet.

Ideazione e direzione: Silvana Annicchiarico.
Progetto di allestimento e Art Direction: Stefano Giovannoni con Tian Jin.
Progetto grafico: Giorgio Camuffo con CamuffoLab.
A cura di: Maria Paola Maino, Luca Fois con Renato Ocone, Fulvio Irace, Pietro Corraini, Monica Guerra e Franca Zuccoli, Alberto Munari, Enrico Ercole, Maurizio Nichetti, Francesca Picchi in collaborazione con Studio Dalisi, Francesca Balena Arista.

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