Ha ancora senso vietare di fotografare opere di architettura?

Ha ancora senso vietare di fotografare opere di architettura?
Parlo di foto amatoriali, scattate con il telefono, non con strumenti professionali.

Ho approfittato delle giornate FAI di primavera per visitare il Teatrino di Vetriano, nelle alture sopra Lucca, una struttura modesta, di fine ottocento, collocata in un contesto rurale, un tempo utilizzata da una meritevole “società paesana” che addirittura portava le seggiole da casa per assistere agli spettacoli autoprodotti.Con grande disappunto, appena ho scattato col telefono una foto ai miei figli seduti nella piccola platea, la guida mi ha subito rimproverato, rimarcando l’assoluto divieto di fotografare all’interno.

Lo trovo inammissibile, fuori dal tempo, estraneo da ogni logica moderna di promozione turistica…

ma soprattutto contraddittorio, questo perché la visita guidata è stata largamente incentrata sulla commercializzazione del Teatrino e sulla possibilità di utilizzarlo per eventi privati, “anniversari, matrimoni, compleanni”… occasioni per le quali non credo davvero siano proibiti strumenti di ripresa foto e video. Chi rinuncerebbe ad immortalare lo scambio degli anelli o la festa del proprio figlio?
Digitando su Google o cercando sui vari social, troverete poi centinaia di scatti di questo luogo, apparentemente così riservato.Mi chiedo, quale migliore occasione per promuovere, a zero spese, attraverso la rete web dei visitatori, la propria attività? Cosa motiva questo, a mio avviso, ingiustificato divismo quando si è certi del proprio valore? Non è forse azzardato, come enfatizzato dalla guida, paragonare il restauro del Teatrino “rurale” e quello del Teatro La Fenice di Venezia?

Un atteggiamento che, in fondo, denota insicurezza: d’altronde anche io preferisco non farmi fotografare quando sono vestito male o quando ho un brufolo in centro fronte e anche io, fiero dei miei 10.000 follower, nei sogni penso di paragonarmi a Fedez e Chiara Ferragni

A seguito dei numerosi commenti ricevuti sui social, e specialmente su Instagram, mi sento di integrare con questo altro mio pensiero.
(clicca qui per leggere i commenti)

Una foto non potrà mai sostituire la realtà, un mp3 non saprà mai emozionare quanto un concerto, la televisione non trasmetterà mai il contatto di un teatro.

Siamo ancora predisposti ad emozionarci. È che tutto scorre velocemente, siamo bombardati da immagini, viaggiamo molto di più, immagazziniamo centinaia di input ogni giorno. Siamo diventati più selettivi perché abbiamo acquisito un maggiore bagaglio di conoscenza, anche solo fotografica, e facciamo fatica ad avere un effetto sorpresa perché viviamo situazioni simili ad altre già vissute o viste…

La “bellezza sconosciuta” e imprevista per un luogo sicuramente affascina, ma la “bellezza vera” non smetterà mai di sorprenderci, nemmeno quando la conosceremo alla perfezione, anzi, se autentica, il tempo ce la farà apprezzare sempre di più.

Chi avrebbe mai conosciuto il teatrino di un piccolo borgo isolato senza una campagna di comunicazione? Quale danno potrebbe arrecare una fotografia ad un luogo che viene in primo luogo promosso per una sua caratterista dimensionale (Guinness world record come teatro storico pubblico più piccolo del mondo)?

Le giornate FAI sono sicuramente appuntamenti meritevoli ma vivono anch’esse di una promozione, che viaggia sulla stampa, in tv e soprattutto sul web. La cultura è universale, deve arrivare con tutti i mezzi possibili e deve permetterci di selezionare. Una fotografia può solo incuriosire, invogliare la visita ma anche, e spero non sia alla base di questo proibizionismo, svelare come certi tesori in realtà siano solo placcati oro. Se poi in certe occasioni (feste private) il teatrino in questione fosse anche fotografabile, troverei ancora più sterile pensare che sia tutto legato all’aspetto economico… e sarebbe anche un torto alla sensibilità culturale della comunità rurale che lo realizzò.

È un argomento davvero vasto che mi piacerebbe affrontare con i vostri contributi! 

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3 pensieri riguardo “Ha ancora senso vietare di fotografare opere di architettura?”

  1. Pubblico, a seguire, alcuni commenti molto interessanti che ho ricevuto sui social:

    Sì. È anacronistico. Però… Però… Però… Aver perso la possibilità di meravigliarsi di fronte alla bellezza sconosciuta imprevista di un luogo…. Ormai tutto ovvio, replicabile. Anche l’arte… È un peccato…

    *****

    Il tuo messaggio mi porta ad una riflessione che si allontana dalla tua specifica esperienza e che va dalla politica dei diritti d’autore al tema della replicabilità dell’arte, dall’arte e una cultura per tutti a una standardizzazione dell’opera umana,… La mia era una sensazione. Quasi un desiderio. Consapevole che certe cose non possono tornare più. Sì ammetto. Con qualche rimpianto. ‘Ovvio’ significa ciò che incontro sulla via… Beh ormai incontriamo sulla nostra via davvero di tutto e questo – su questo sono in disaccordo – ci porta a una banalizzazione, ad una pericolosa assuefazione e alla fine più raramente ci sorprendiamo, ci meravigliamo, ci commuoviamo, ci facciamo coinvolgere da quell’idea di sublime bellezza che l’arte sa regalare ricordandoci che siamo piccoli, insignificanti di fronte alla sua meravigliosa immensità…

    *****

    Sono assolutamente d’accordo con te. L’Italia è l’unico Paese dove vige ancora il copyright sui monumenti (ebbene sì, anche quelli all’aperto). Anch’io lo trovo un atteggiamento inammissibile, oscurantista e soprattutto inutile poiché questa regola non la rispetta quasi nessuno (giustamente). Poi per lavarsene le mani, può capitare che una guida o un guardiano nel museo ammonisca.

    *****

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