Il Castello di Fosdinovo

Visita guidata al Castello di Fosdinovo, alla scoperta di leggende e di misteri secolari.

Un pavone in legno ed una botola nel pavimento, sono questi i due particolari che mi tornavano in mente quando pensavo al Castello di Fosdinovo. Ricordi sfuocati perché risalenti ai tempi dell’asilo… ormai a più di trent’anni fa!
Era davvero necessaria una nuova visita, utile a rinfrescare la memoria e sicuramente occasione di interesse e divertimento per i miei due bambini di 4 e 7 anni.

Lo scorso sabato, complice una bella giornata di sole, abbiamo deciso di recarci in quei luoghi.

Il borgo, porta della Lunigiana, è in provincia di Massa Carrara, in Toscana, ma è molto vicino alle città della Spezia, dove vivo, e Sarzana (da quest’ultima a circa 20 min). Si trova a 500 metri s.l.m., quindi preparatevi a percorrere strade in salita, non molto ampie e con un bel po’ di curve.

Castello di Fosdinovo 35

Il Castello, dal 1221 possedimento del ramo dello Spino Fiorito dei Malaspina, accoglie i visitatori in tutta la sua imponenza lungo il tracciato della Via Francigena. È ancora oggi privato, proprietà dei discendenti dei Malaspina, imparentati con i marchesi Torrigiani di Firenze.

Si compone di una pianta quadrangolare con quattro torri rotonde orientate secondo i punti cardinali (quella di ponente è crollata durante la seconda guerra mondiale), un bastione semicircolare, due cortili interni, camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati e terrazze. Anticamente era protetto da un ponte levatoio.

Le scale cordonate d’ingresso, inclinate in modo tale da essere percorse anche a cavallo, conducono al cortile centrale. Da qui ha inizio la visita guidata, attraverso le stanze più caratteristiche della costruzione: la sala d’ingresso, la sala da pranzo col grande camino settecentesco, la stanza di Dante, dove la leggenda vuole si sia soffermato il poeta nel 1306 ed il grande salone.
Quest’ultimo, ristrutturato e riaffrescato nel 1882 da Gaetano Bianchi in stile giottiano, nasconde dietro le intercapedini erette per rettificare il volume della stanza, le decorazioni più antiche. Nella stanza è anche presente il pavone ligneo di cui vi parlavo all’inizio, un oggetto del ‘600, parte di un’antica giostra in stile barocco.

A questo punto la visita comincia a farsi più misteriosa ed è legata alla figura di Bianca Maria Aloisia, figlia di Jacopo (Giacomo) Malaspina e Oliva Grimaldi.
Narra la leggenda che la fanciulla, perdutamente invaghita di un giovane stalliere, nonostante i ripetuti tentativi di rinsavimento e le minacce da parte dei genitori, preoccupati di infamare il blasone dell’intera famiglia, fu murata viva in una cella, insieme ad un cane (simbolo di fedeltà) e ad un cinghiale (emblema della ribellione). L’anima ribelle e innamorata della fanciulla non si è però placata nemmeno dopo una morte così violenta e si dice che aleggi tutt’oggi nelle stanze del castello.
Il caso è stato affrontato da numerosi sensitivi e medium. In particolare una macchia sul soffitto, apparentemente di umidità, sembra celare, ad uno sguardo più attento, tutti i protagonisti della leggenda: si scorgono il volto del marchese con la corona in testa (un simile viso si ritrova intagliato nel piede del letto, nella torre), il viso pallido della fanciulla con un cappello a punta, il profilo di un cane con collare che guarda a destra ed il grugno di un cinghiale, fino alla zampa.

Una stretta scala conduce agli ambienti superiori, fino ai camminamenti di ronda e alla torre merlata.

Continuano le leggende, questa volta legate a stragi fratricide: la camera della torre dove un tempo dormivano i cavalieri di passaggio dal borgo, ospita un letto seicentesco, luogo di avvelenamento dell’ultimo marchese da parte dei suoi famigliari. Misteriosamente, il melograno decorativo del letto, racchiude al suo interno gli ultimi battiti di vita dell’uomo. Molte persone dicono che appoggiando l’orecchio al frutto sentono come un’aritmia cardiaca. Ho aspettato che tutti uscissero dalla stanza e, una volta da solo ed in perfetto silenzio, ho ceduto anch’io alla curiosità. Ebbene, sicuramente mi sono lasciato suggestionare e altrettanto sicuramente sarà stato un effetto tipo il mare nelle conchiglie, però ho sentito anch’io dei battiti!!!

Dal camminamento di ronda si scorge una vista mozzafiato che si apre sulla piana del fiume Magra e la sua foce, verso il Golfo della Spezia, Portovenere e la Palmaria ed ancora oltre sulla Capraia, la Gorgona, l’isola d’Elba e la Corsica (visibilità permettendo). Alle spalle le Alpi Apuane e la cima del Pizzo d’Uccello. Le merlature ghibelline (o imperiali), a coda di rondine, rappresentavano l’opposizione al potere temporale dei papi.

Si giunge quindi nella cucina della servitù, posizionata sopra la camera del trabocchetto, attualmente ad uso privato della proprietà. Si narra che la botola venisse spesso utilizzata dalla marchesa Cristina Pallavicini donna affascinante, lussuriosa e malvagia al punto tale da eliminare i suoi amanti facendoli cadere nella stanza della dimenticanza, attrezzata con coltelli affilati e dalla punta rivolta verso l’alto.

Castello di Fosdinovo 24

Un’ultima curiosità. Nella sala del Paradiso è affrescato un trompe-l’oeil, ovvero un genere di pittura che tende ad ingannare l’occhio dell’osservatore. L’antilope nera al centro del soffitto, che mostra il posteriore, sembra, infatti, capovolgersi se osservata alle estremità opposte del locale.

La visita è conclusa, ma tornerò presto: i bambini, anche per merito di una guida molto preparata e poco formale, erano felicissimi e vogliono ritornare ad esplorare le stanze del castello in notturna, a lume di candela, alla ricerca del fantasma.

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2 pensieri su “Il Castello di Fosdinovo”

  1. Leggere l’articolo e vedere le foto mi ha fatto rivivere la magia del castello di Fosdinovo ed i ricordi legati ad una visita in una mattinata di primavera con i compagni delle superiori. Mi ha fatto particolarmente piacere leggere che anche tu hai sentito il battito del cuore del Marchese e visto l’immagine di Bianca sulla parete. Non so dire se sia stata solo suggestione dettata dalla particolare atmosfera del luogo, ma sono certo che faccia comunque piacere credere che sia rimasta traccia delle loro vite all’interno della maestosa struttura. Grazie Alessio

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