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Centro Polifunzionale

ITALIA, Sappada (BL) – 2011

 prospettiva

La conformazine dell’area di progetto è caratterizzata dalla presenza di un insediamento prevalentemente residenziale, urbanisticamente regolare nel quale è riconoscibile il modulo delle singole unità edilizie, fedeli ad una trama di distribuzione ortogonale. L’unica eccezione in questa tessitura è determinata dal centro polivalente oggi presente nel sito oggetto d’intervento e da poche altre emergenze, sia per la loro scala sia per le loro funzioni.

Il progetto prevede la demolizione del corpo di fabbrica attualmente presente al fine di ospitare il nuovo edificio, con volumetrie e funzioni adeguate alle esigenze. Un edificio polifunzionale a servizio del centro cittadino e dei suoi abitanti, che veda al suo interno l’unione di diverse generazioni e funzioni, da qui l’idea di creare una diversa architettura, un linguaggio al tempo stesso ludico e dedicato al tempo libero ma anche di aggregazione e di convivialità.

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L’idea compositiva è suggerita dalla tipica casa di Sappada in legno, presa come modulo di base per essere ripetuta in una serialità che ritroviamo regolare e quasi rigida, nella pianta del Centro Diurno per Anziani, per poi essere stravolta, sovrapposta, intersecata in un gioco di volumi nella scuola materna.

Il “volume modulare” e le “casette intersecate” si fondono in un tutt’uno, sorretti da una foresta di “alberi-pilastro”. La struttura ramificata che al piano terra funge da “schermo” di un ampio nastro vetrato quasi come a creare un dialogo continuo con il paesaggio circostante e a confondere il dentro con il fuori, diventa mano a mano una vera e propria foresta, una composizione quasi fiabesca, una reinterpretazione della tradizione sia della forma sia nell’uso del legno per il trattamento delle facciate e dei tetti.

plan generale

PIANO SEMINTERRATO – Parcheggio Interrato

piano interratoIl piano seminterrato di 1200 mq circa è quasi totalmente occupato dal parcheggio accessibile da via Milpa, dimensionato per accogliere 35 posti auto e 15 posti per motocicli; a questo piano sono anche presenti un box per ambulanze ed uno spazio a servizio della Pubblica Assistenza con spogliatoi e servizi. La circolazione veicolare è pensata per creare un flusso scorrevole, attrezzato oltre che alla sosta anche alla discesa, in una zona prospiciente il cavedio distributivo.

PIANO TERRA – Centro diurno per anziani

piano terraAccessibile sia dal piano interrato, quindi da una via carrabile, sia attraverso un percorso pedonale/ciclabile posto ad ovest dell’edificio, il Centro è uno spazio di circa 910 mq, articolato su un unico piano a pianta quadrata, organizzato secondo il disegno modulare di una maglia che regola l’articolazione di tutte le funzioni. Questo grande volume è pensato come uno spazio dinamico e flessibile, pronto ad adattarsi a molteplici necessità funzionali; la pianta è libera e gli unici setti murari presenti accolgono ambienti per i quali ne è strettamente necessario l’uso come, ad esempio, la sala televisione, i servizi igienici ed i locali tecnici. Al suo interno il centro ospita un’accogliente hall, con annesso piccolo ufficio per il personale, dalla quale si accede al bar/area ristoro con tavolini adatti per il gioco delle carte ed un tavolo da biliardo. Tutte queste funzioni ruotano attorno a due giardini interni che, complici anche le grandi vetrate, continuano quello stretto rapporto tra interno ed esterno della struttura. Nella zona più a sud del piano terra è presente una sala lettura, un punto internet e una piccola area polivalente. Uno spazio consistente nella parte ovest del piano è dedicato alla pista da bocce separata solo da vetrate dal resto della struttura per enfatizzare ancora di più la volontà di creare uno spazio flessibile. La zona esterna a nord, coperta dal corpo di fabbrica dei piani soprastanti, funge sia da nodo d’interscambio tra i vari livelli sia da piazza pubblica utilizzabile come spazio per manifestazioni. Il disegno della pavimentazione segue l’andamento dei pilastri/albero, disegnandone un’ombra verde.

PIANO PRIMO – Scuola Materna

piano primoAl piano primo l’architettura del edificio cambia totalmente rispetto a quella razionale e regolare del piano terra, disegnando una pianta decisamente articolata, determinata dall’incastro di 15 moduli di “casette sull’albero”. La scuola materna è articolata in aule didattiche, sale polivalenti, refettorio, cucina, stanze dormitorio, spogliatoi per gli addetti ed una piccola infermeria. La distribuzione è ragionata in modo da posizionare i locali che necessitano di maggiore privacy e quiete nella zona più tranquilla e appartata mentre i locali dedicati al gioco e allo studio nella parte più soleggiata, prospiciente il grande giardino a sud. Quest’ultimo, ricavato sulla copertura del centro diurno per anziani, è protetto per mezzo di “barriere” murarie forate, ed è attrezzato per molteplici attività didattiche e ludiche, tutte nella massima sicurezza del bambino, dalle lavagne di ardesia che riprendono la composizione delle bucature, agli orti didattico, alla grande area libera pavimentata.

PIANO SECONDO – Stanze polivalenti/camere

piano secondoIl piano secondo è composto da due sale polivalenti e da 12 stanze, tutte con bagno privato. La pianta riprende lo stesso perimetro del piano sottostante ma si differenzia per il particolare gioco di incastri dei tetti a capanna dei vari “moduli” nella copertura.

progettisti: Alessio Carrabino, Paola Poletti, Andrea Tarantola.

Museo del Vino – Wine Museum

CHILE, Santiago de Chile – 2010

The architecture of the project is made up of two different elements: the tower and the horizontal gallery. The main path of the museum develops in the horizontal part of the building through first the “sun light rooms”  where the natural light gets into the galleries symbolizing the importance of sun for the grapes.

Step by step the gallery is becoming darker and darker and rooms are made looking like barrels in order to remind to the public that juice of the grapes to become good quality wine needs to be kept in the shadow. One of the best  wine’s container is the oak barrel. These  ‘floating barrels’ are also perceived outside the structure.

The main use of wood in the building is to emphasize the importance of this material for the life of wine.

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The tower hosts the two urban balconies from which can be enjoyed the view over the city and the surroundings but also the sky bar, a  place of encounter and enjoying.

The access  either to the museum and to skybar is placed at the base of the tower. By the mean of the two elevators once at the lobby level the visitors can choose to get into the museum or just visit the wine tasting area.



progettisti: 
Alessio Carrabino, Valerie Marchetti, Paola Poletti, Andrea Tarantola.

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Casa della Musica

ITALIA, Venezia – 2006

prospettiva 2

La volontà del progetto ‘Casa della Musica’ è creare le condizioni per cui l’isola del Tronchetto venga riconosciuta non solo come luogo di attraversamento e passaggio ma come nuovo punto di incontro e sosta, come uno specializzato centro artistico culturale offerto nella compagine più ampia dell’intera città di Venezia.

Si propone una nuova configurazione dell’isola artificiale, costruita nel 1958 come ampliamento della testa di ponte del Piazzale Roma, in cui ‘flussi mediatici’ dati dallo scambio e dalla contaminazione culturale fra discipline quali la musica la danza e il teatro andranno a rafforzare la preesistente connotazione di luogo di flussi fisici, riconoscibili oggi nel passaggio di mezzi di trasporto e di persone.

La localizzazione del sito, al margine ovest della città, si rivela nodale per la città nel suo assetto attuale e nel suo sviluppo futuro per i requisiti di grande suggestione paesaggistica, di facile accessibilità e di una buona dotazione di servizi urbani e metropolitani.

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Il progetto diventa ‘porta’ della città per chi giunge a Venezia dal ponte della Libertà, osserva con curiosità lo skyline decadente ma fascinoso di ciminiere e oleodotti verso Porto Marghera, e dalla parte opposta intravede con lo sguardo la città storica con i suoi campanili, attraverso la mediazione della Stazione Marittima e delle architetture dell’operosa Venezia industriale di fine Ottocento. A completare lo scenario si aggiungono le vicine isole di S. Giorgio in Alga e delle Tresse.

La sagoma rigidamente rettangolare della planimetria del Tronchetto, voluta e costruita dall’uomo, viene scavata dall’anarchia delle acque che, disdegnando la nozione convenzionale di forma, si inseriscono in maniera libera ma non casuale all’interno del progetto, definiscono la superficie attorno alla quale si dispongono gli spazi e offre a questi il proprio doppio, riflesso.

prospettiva 1

Una ‘nuova fondamenta’ palificata che nasce nella parte nord ovest dell’isola segue la ‘fenditura’ del canale e distribuisce le varie parti del progetto. Allo stesso tempo, salendo rispetto alla quota di accesso, permette una visione sopraelevata dell’acqua e tende verso la linea dell’orizzonte.

L’acqua della laguna entra direttamente all’interno del volume contenente la “sala maggiore” scavando una sorta di grotta artificiale. Si viene così a configurare un ingresso diretto via mare al “centro della musica”. Uno spazio per esposizioni temporanee animato dai giochi di luci e di riflessioni sull’intradosso della ‘grotta artificiale’.

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Il volume delle residenze si pone come elemento segnaletico visibile in lontananza e la sua parte terminale vetrata, che ospita sale prove, diventa un faro nel paesaggio notturno.

Le rampe che dalla zona di sbarco collegano con la ‘fondamenta’ di distribuzione, avvolgono scatole traslucide destinate alle prove e ai saggi degli allievi. Simili a ombre cinesi, gli effetti dei corpi che si muovono all’interno delle sale proporranno una sorta di teatralità magica percepibile dal mare ancora prima dello sbarco. Una ‘teatralità’ che accompagna anche la salita dal basso della piattaforma di arrivo verso il “centro della musica”.

Sacrario a memoria dei caduti partigiani

ITALIA, La Spezia – 2010

render 1Il progetto del Sacrario, da realizzare all’interno del cimitero monumentale spezzino in località Boschetti, persegue la finalità di raccogliere i resti mortali dei partigiani caduti nella lotta di liberazione della provincia della Spezia in un unico monumento commemorativo.

L’area di intervento, di forma triangolare è delimitata su due lati da percorsi pedonali/carrabili e sul terzo lato da un loculario.

Il progetto, fortemente evocativo e simbolico, è costituito da blocchi di calcestruzzo armato a vista aventi altezze e dimensioni di base variabili, disposti in sequenza, con una dislocazione che passa dal rarefatto al compatto, dal basso all’alto, dal permeabile all’impenetrabile.

La scelta del calcestruzzo a vista, che lascia intravvedere nella sua pelle esterna i segni della casseratura, rimanda alla forza e alla volontà dei partigiani, il passaggio dal rarefatto al compatto simboleggia l’unione e la resistenza dei combattenti, a perenne memoria del loro valore.

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Sul basamento generale sono stati ricavati fori da destinare a fioriere, contenenti essenze spontanee che possano rendere più naturale il percorso e necessitare di limitata manutenzione.

L’elemento acqua, simbolo di vita, sgorga dalla stele della memoria, situata in testa al sacrario, dopo un percorso rettilineo e stretto, lambisce tutti i blocchi, celebrandone il ricordo e  mantenendoli in vita data la sua valenza.

Il momento evocativo del sacrario è rivolto verso la collina adiacente  in modo da essere meglio percepibile. I cinerari e gli ossari sono invece collocati sul lato opposto, in  una zona più appartata ed intima.

Il percorso progettuale ha avuto come filo conduttore l’idea che il monumento avesse, nella sua staticità e compattezza materica, una fluidità e trasparenza tali da non trasformarlo con il tempo in una parte anonima dell’ambiente, ma che potesse essere “animato” attraverso gli interstizi tra un monolite e l’altro che permettono di percepire il paesaggio circostante con le sue continue variazioni dovute al susseguirsi delle stagioni, alla presenza degli avventori, alle commemorazioni.

Ostello Ecologico

GUATEMALA, Peten/Tikal ruins – 2012

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The misterious and charming location, the Citadel of Tikal, requires a studied and careful intervention, a profound ecological vision, and above all, a poetic creativity. The Hostel renews the hospitality traditional vision and invites the guest to experience in a new and different way what it is to spend a night and wake up in front of the archeological site.

The structure, throuugh its close connection with the Tikal ruins, is an extension or enlargement, but with authentic and legitimate contemporary characteristics.

It’s more a place to be rather than a place to be in, of enjoyment of the context before the enjoyment of the infrastructure.