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Pavimento in resina

E.I. HA INTENZIONE di affittare un appartamento di proprietà.
Per rendere più accattivante e moderno l’ambiente vorrebbe sostituire l’attuale pavimentazione in gres, di tipologia differente per ogni ambiente e di stampo un po’ datato, con un pavimento in resina. 
Chiede il mio consiglio.

Scegliere un pavimento in resina è sicuramente un’ottima soluzione in quanto permette di creare una superficie monolitica e uniforme (senza fughe) sovrapponibile ai pavimenti esistenti, apportando notevole risparmio di tempo e denaro.

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Se il pavimento è molto irregolare è possibile livellare la superficie utilizzando massetti epossidici.
Dato lo spessore di pochi millimetri, non è necessario modificare porte e finestre.
La resina resiste sia agli urti che all’usura e, per quanto riguarda la resistenza ai graffi, può essere paragonata ad un buon parquet.

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Come per il legno, mediamente ogni dieci anni, può essere effettuato un rinnovamento tramite carteggiatura e applicazione di nuova resina.Eventuali rotture o crepe non sono intrinseche alla resina, ovviamente deve essere applicata correttamente, ma derivano quasi sempre dal movimento del supporto a cui si ancora.
Non resta che decidere il colore, la lavorazione la finitura e l’eventuale personalizzazione.

per approfondire:
Pavimento in resina ad uso commerciale

tasto architetto consiglia

Scrivi a: architettoconsiglia@gmail.com
Le domande selezionate riceveranno risposta gratuita.
(nel caso di planimetrie inviare disegno in scala o quotato)

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Chiesa Santuario Nostra Signora della Salute

ITALIA, La Spezia – 2010

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Il progetto, realizzato in occasione del centenario della dedicazione della Chiesa Santuario Nostra Signora della Salute, ne ripercorre la storia attraverso testi e immagini.
Comprende inoltre una parte dedicata a “guida illustrata”.

La brochure, già alla seconda ristampa, è disponibile all’interno della Chiesa Santuario in Piazza Brin, La Spezia.

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progetto grafico, ricerca storiografica e iconografica:
arch. Valentina Cadenotti, arch. Alessio Carrabino

Museo del Vino – Wine Museum

CHILE, Santiago de Chile – 2010

The architecture of the project is made up of two different elements: the tower and the horizontal gallery. The main path of the museum develops in the horizontal part of the building through first the “sun light rooms”  where the natural light gets into the galleries symbolizing the importance of sun for the grapes.

Step by step the gallery is becoming darker and darker and rooms are made looking like barrels in order to remind to the public that juice of the grapes to become good quality wine needs to be kept in the shadow. One of the best  wine’s container is the oak barrel. These  ‘floating barrels’ are also perceived outside the structure.

The main use of wood in the building is to emphasize the importance of this material for the life of wine.

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The tower hosts the two urban balconies from which can be enjoyed the view over the city and the surroundings but also the sky bar, a  place of encounter and enjoying.

The access  either to the museum and to skybar is placed at the base of the tower. By the mean of the two elevators once at the lobby level the visitors can choose to get into the museum or just visit the wine tasting area.



progettisti: 
Alessio Carrabino, Valerie Marchetti, Paola Poletti, Andrea Tarantola.

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Casa della Musica

ITALIA, Venezia – 2006

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La volontà del progetto ‘Casa della Musica’ è creare le condizioni per cui l’isola del Tronchetto venga riconosciuta non solo come luogo di attraversamento e passaggio ma come nuovo punto di incontro e sosta, come uno specializzato centro artistico culturale offerto nella compagine più ampia dell’intera città di Venezia.

Si propone una nuova configurazione dell’isola artificiale, costruita nel 1958 come ampliamento della testa di ponte del Piazzale Roma, in cui ‘flussi mediatici’ dati dallo scambio e dalla contaminazione culturale fra discipline quali la musica la danza e il teatro andranno a rafforzare la preesistente connotazione di luogo di flussi fisici, riconoscibili oggi nel passaggio di mezzi di trasporto e di persone.

La localizzazione del sito, al margine ovest della città, si rivela nodale per la città nel suo assetto attuale e nel suo sviluppo futuro per i requisiti di grande suggestione paesaggistica, di facile accessibilità e di una buona dotazione di servizi urbani e metropolitani.

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Il progetto diventa ‘porta’ della città per chi giunge a Venezia dal ponte della Libertà, osserva con curiosità lo skyline decadente ma fascinoso di ciminiere e oleodotti verso Porto Marghera, e dalla parte opposta intravede con lo sguardo la città storica con i suoi campanili, attraverso la mediazione della Stazione Marittima e delle architetture dell’operosa Venezia industriale di fine Ottocento. A completare lo scenario si aggiungono le vicine isole di S. Giorgio in Alga e delle Tresse.

La sagoma rigidamente rettangolare della planimetria del Tronchetto, voluta e costruita dall’uomo, viene scavata dall’anarchia delle acque che, disdegnando la nozione convenzionale di forma, si inseriscono in maniera libera ma non casuale all’interno del progetto, definiscono la superficie attorno alla quale si dispongono gli spazi e offre a questi il proprio doppio, riflesso.

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Una ‘nuova fondamenta’ palificata che nasce nella parte nord ovest dell’isola segue la ‘fenditura’ del canale e distribuisce le varie parti del progetto. Allo stesso tempo, salendo rispetto alla quota di accesso, permette una visione sopraelevata dell’acqua e tende verso la linea dell’orizzonte.

L’acqua della laguna entra direttamente all’interno del volume contenente la “sala maggiore” scavando una sorta di grotta artificiale. Si viene così a configurare un ingresso diretto via mare al “centro della musica”. Uno spazio per esposizioni temporanee animato dai giochi di luci e di riflessioni sull’intradosso della ‘grotta artificiale’.

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Il volume delle residenze si pone come elemento segnaletico visibile in lontananza e la sua parte terminale vetrata, che ospita sale prove, diventa un faro nel paesaggio notturno.

Le rampe che dalla zona di sbarco collegano con la ‘fondamenta’ di distribuzione, avvolgono scatole traslucide destinate alle prove e ai saggi degli allievi. Simili a ombre cinesi, gli effetti dei corpi che si muovono all’interno delle sale proporranno una sorta di teatralità magica percepibile dal mare ancora prima dello sbarco. Una ‘teatralità’ che accompagna anche la salita dal basso della piattaforma di arrivo verso il “centro della musica”.

Sacrario a memoria dei caduti partigiani

ITALIA, La Spezia – 2010

render 1Il progetto del Sacrario, da realizzare all’interno del cimitero monumentale spezzino in località Boschetti, persegue la finalità di raccogliere i resti mortali dei partigiani caduti nella lotta di liberazione della provincia della Spezia in un unico monumento commemorativo.

L’area di intervento, di forma triangolare è delimitata su due lati da percorsi pedonali/carrabili e sul terzo lato da un loculario.

Il progetto, fortemente evocativo e simbolico, è costituito da blocchi di calcestruzzo armato a vista aventi altezze e dimensioni di base variabili, disposti in sequenza, con una dislocazione che passa dal rarefatto al compatto, dal basso all’alto, dal permeabile all’impenetrabile.

La scelta del calcestruzzo a vista, che lascia intravvedere nella sua pelle esterna i segni della casseratura, rimanda alla forza e alla volontà dei partigiani, il passaggio dal rarefatto al compatto simboleggia l’unione e la resistenza dei combattenti, a perenne memoria del loro valore.

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Sul basamento generale sono stati ricavati fori da destinare a fioriere, contenenti essenze spontanee che possano rendere più naturale il percorso e necessitare di limitata manutenzione.

L’elemento acqua, simbolo di vita, sgorga dalla stele della memoria, situata in testa al sacrario, dopo un percorso rettilineo e stretto, lambisce tutti i blocchi, celebrandone il ricordo e  mantenendoli in vita data la sua valenza.

Il momento evocativo del sacrario è rivolto verso la collina adiacente  in modo da essere meglio percepibile. I cinerari e gli ossari sono invece collocati sul lato opposto, in  una zona più appartata ed intima.

Il percorso progettuale ha avuto come filo conduttore l’idea che il monumento avesse, nella sua staticità e compattezza materica, una fluidità e trasparenza tali da non trasformarlo con il tempo in una parte anonima dell’ambiente, ma che potesse essere “animato” attraverso gli interstizi tra un monolite e l’altro che permettono di percepire il paesaggio circostante con le sue continue variazioni dovute al susseguirsi delle stagioni, alla presenza degli avventori, alle commemorazioni.